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Sottomessa al Piacere #3


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
17.08.2025    |    11.688    |    5 9.4
"Senza una parola, inizia a succhiarmi il clitoride mentre la Dama continua a possedermi da dietro..."
Ultima parte della storia, se non avete letto le prime due, non leggete questa parte, vi perdereste la magia degli eventi e delle emozioni di Michela.

«Vieni qua, Michela!» ordina Luisa. La guardo, implorante, ma obbedisco, gattonando verso le due padrone. La Dama mi afferra i capezzoli, tirandoli forte. Gemo, il dolore che si mischia al piacere. La dama vuole giocare con loro e non si limita a tirarli. Le sue dita affondano nei miei capezzoli gonfi, torcendoli con una precisione chirurgica che mi fa urlare. Il dolore è una lama che taglia attraverso ogni pensiero razionale, ma sotto c'è qualcosa di peggio - il piacere che cresce come onda di calore che sale dal basso ventre. Non posso credere che il mio corpo stia rispondendo così, non a una sconosciuta, non in questo modo perverso.

«Guardali come si allungano,» commenta la Dama, mostrando i miei capezzoli a Luisa come se fossero un trofeo.

«Sono elastici, perfetti per le mollette.»

Dalla sua borsa estrae due piccole mollette di metallo con catenelle pendenti. Il solo vederle mi fa contrarre lo stomaco. Quando il freddo metallo si chiude intorno al primo capezzolo, un gemito mi sfugge dalle labbra. Il dolore è acuto, pulsante, ma poi si trasforma in qualcosa di diverso, una sensazione che mi fa contorcere i fianchi involontariamente.

«La tua cagna adora il dolore,» osserva la Dama, applicando la seconda molletta.

Mi sento le ginocchia cedere, il peso del corpo che oscilla pericolosamente mentre le catenelle dondolano contro il petto nudo. La sensazione è elettrica, ogni movimento fa vibrare il metallo contro la pelle sensibile.

«Perfette,» sussurra la Dama, tirando leggermente una delle catenelle. Il dolore si irradia dal capezzolo fino al basso ventre, dove si trasforma in qualcosa di caldo e liquido che mi fa vergognare. Come può il mio corpo tradirmi così completamente?
Luisa ride, un suono cristallino che taglia l'aria notturna.

«Ora cammina, cagna. Voglio sentire le catenelle tintinnare.»

Mi metto a gattonare, il tintinnio delle catenelle riempie l'aria della notte come una melodia perversa. Ogni passo fa oscillare le mollette sui miei capezzoli, inviando scariche elettriche di dolore e piacere attraverso il mio corpo. Mi sento come un animale in esibizione, le mie parti più intime esposte e decorate per l'intrattenimento altrui.

«Più veloce,» ordina la Dama, e il suo tono non ammette discussioni.

Accelero il passo, sentendo il plug nel mio ano spostarsi con ogni movimento, la coda che ondeggia dietro di me come un'estensione oscena del mio corpo. La vergogna brucia sulla mia pelle, ma sotto c'è qualcos'altro, qualcosa di più primitivo che mi fa bagnare tra le cosce.

«Ti piace essere trattata come una bestia, vero?» sussurra la Dama, chinandosi verso di me. Il suo profumo costoso mi avvolge, mi eccita.

«Non devi rispondermi, lo vedo da sola. Ora avvicinati e fammi vedere come una brava cagnolina sa usare la propria lingua.»

Mi accuccio ai suoi piedi, leccandole le dita, poi salgo lungo le gambe, fino alla sua fica depilata, il piercing che brilla.

La lavoro con la lingua, precisa, e lei mugola, venendo con un’intensità che mi travolge. Mi tiene la faccia premuta contro di lei, annegandomi nel suo piacere. Poi, senza preavviso, si alza, si posiziona sopra di me e mi piscia in faccia.
Il caldo liquido mi colpisce il viso, scorre sul mio collo, gocciola sui miei seni. L'odore acre mi riempie le narici mentre cerco di respirare tra i singulti. La vergogna brucia più del liquido stesso, ma il mio corpo traditore trema di eccitazione.

Luisa si alza in piedi. Sbottona la gonna e la getta sulla panchina. Con due dita si apre la figa.

«Vieni qui, ora tocca a me e devi bere la mia essenza senza lamentarti, visto che ti piace quella della mia amica.»

Mi inginocchio davanti a Luisa, il cuore che martella nel petto come un tamburo impazzito. L'umiliazione brucia sulla mia pelle, ma è niente in confronto al fuoco liquido che scorre tra le mie cosce. Odio me stessa per questo, odio come il mio corpo risponde, come se avesse una volontà propria, separata dalla mia mente che urla e si ribella.

«Apri la bocca, cagna,» ordina Luisa, e io obbedisco, le labbra tremanti.

Il primo getto mi colpisce la lingua, caldo e salato. Chiudo gli occhi, cercando di non pensare a cosa sto facendo, ma Luisa mi afferra i capelli con forza.

«Guardami mentre ti bagno, troia. Voglio vedere i tuoi occhi.»

Sollevo lo sguardo mentre il liquido continua a scorrere, alcune gocce che scivolano lungo il mio mento, altre che finiscono sui miei seni già torturati dalle mollette, altre ancora che macchiano il vestito bianco trasparente. L'urina di Luisa ha un sapore forte, pungente, e ogni goccia che ingoio mi spinge più a fondo nell'abisso dell'umiliazione. Eppure, tra le mie gambe, sento un calore che non posso negare.

«Guardala come beve,» ride la Dama, accarezzando i capelli della sua Claudia che osserva la scena con un misto di disgusto e fascino.

«La tua schiava è una vera toilette umana.»

Luisa termina con un sospiro di soddisfazione, scuotendo le ultime gocce sul mio viso. Mi sento sporca, degradata, ma anche stranamente viva, come se ogni nervo del mio corpo fosse elettrificato.

«Alzati,» ordina Luisa, e io obbedisco, le gambe tremanti, il liquido che mi cola lungo il collo e si mescola al sudore sul mio petto.

«Ecco, ora sei marcata come mia proprietà," dice Luisa, sistemandosi il vestito con noncuranza.

La Dama applaude lentamente, un sorriso crudele dipinto sul volto.

«Magnifico spettacolo. La tua schiava è davvero un diamante grezzo.»

Mi pulisco il viso con il dorso della mano, tremando. Vorrei sprofondare, scomparire, ma sono incatenata a questo ruolo, a questa versione perversa di me stessa che non riesco più a riconoscere.

«In piedi,» ordina Luisa, tirando il guinzaglio. Mi alzo a fatica, le gambe instabili, le mollette

«Ah ah, finalmente hai quello che meriti!» ride Luisa. Sono distrutta, umiliata, ma il mio corpo freme.

«Brava schiava,» dice la Dama. “

«Ora, preparati per qualcosa di nuovo.» Sgrano gli occhi.

«Cosa... Padrona...» balbetto, correggendomi. Claudia mi sputa in faccia, incazzata.

«Vuoi rubarmi la mia padrona, cagna?» mi ringhia.

«A quattro zampe.» Obbedisco, la volontà spezzata. Mi sfila il plug e me lo avvicina al viso.

«Leccalo,» ordina.

«Fottiti!» ringhio, ma un ceffone mi rimette al mio posto. Lo lecco, schifata. Poi lei mi lecca il culo, lenta, precisa, e io mugolo, incapace di resistere. Infila un dito, poi due, poi tre. Gemo, il piacere mi travolge. Alzo gli occhi e vedo la Dama, un fallo alla cintura.

«Pronta per l’iniziazione, schiava?» dice.

«No...» farfuglio, ma è dentro di me, nel culo. All’inizio è dolore, poi piacere, sempre più intenso. Mi scopa senza pietà, tirandomi i capelli come briglie.
La punta del fallo artificiale preme contro di me senza pietà, spingendosi dentro con un dolore che mi la fa respirare a scatti. Sento il mio corpo aprirsi, accogliendo quell'intrusione con un misto di resistenza e inevitabile cedimento. Le lacrime mi appannano la vista mentre la Dama affonda più a fondo, tenendomi ferma con una mano premuta sulla schiena.

«Respira, cagna,» ordina la Dama, rallentando appena per concedermi un momento di adattamento e tregua. Mi ritrovo ad ansimare, cercando di rilassarmi nonostante il dolore acuto che le mi attraversa il corpo. E’ strano come, nonostante l'umiliazione, nonostante il dolore, una parte di me continua a rispondere, a bagnarsi, a desiderare. Mi odio per questo, mi odio profondamente. La Dama riprende a spingere, stabilendo un ritmo lento ma inesorabile. Ogni colpo mi fa gemere, ogni spinta mi spinge contro l'erba umida del parco. Il cazzo di plastica dentro il mio culo riempie ogni spazio vuoto mentre la Dama aumenta il ritmo, i suoi fianchi che si schiantano contro i miei glutei con colpi sordi e bagnati.

«Ti piace essere scopata come una puttana nel parco? Vorresti centinaia di cazzi dentro di te o ti basta il mio? » grugnisce la Dama, tirandomi più forte i capelli.

«Rispondi quando ti parlo!»

«Sì, mi piace!» gemo, le parole strappate dalla mia gola contro la mia volontà. Il fallo artificiale affonda dentro di me con un ritmo implacabile.

«Non voglio centinaia di cazzi, il mio culo è solo te te, mia signora.»

La risposta sembra provenire da qualcun altro, non da me, come se un'estranea avesse preso possesso della mia voce. Le spinte aumentano d'intensità, il dolore si trasforma in qualcosa di diverso, un'estasi perversa che mi faceva gemere contro la mia volontà. Luisa osservava la scena con occhi lucidi di eccitazione, una mano le scivola tra le proprie gambe. Anche Claudia guarda rapita, la lingua le inumidiva le labbra in un gesto involontario.

«Più forte,» ordina Luisa alla Dama. «La mia schiava può sopportare di più.»

E la Dama obbedisce, affondando con ferocia rinnovata. Urlo, un suono animalesco riecheggia nel parco deserto. Il mio corpo si contorce, diviso tra il desiderio di fuggire e quello di godere all’ infinito. Claudia si avvicina, si inginocchia davanti a me. Senza una parola, inizia a succhiarmi il clitoride mentre la Dama continua a possedermi da dietro. La doppia stimolazione è troppo. L'orgasmo mi travolge come un'onda di marea, scuotendomi dalle fondamenta. Un altro urlo esce dalla mia bocca, un suono primordiale, mentre il mio corpo si contorce. La lingua di Claudia sul mio clitoride e il fallo della Dama nel mio culo creano una tempesta di sensazioni che cancella ogni pensiero razionale.

«Guardala come viene,» ride Luisa, la voce roca di eccitazione.

«Come una cagna in calore.»

Crollo a terra sull'erba umida, tremante, il respiro spezzato. I capezzoli mi fanno ancora male a causa delle mollette, piccole scariche elettriche mi attraversano il petto ad ogni respiro. Mi sento svuotata, usata, eppure stranamente completa.

La Dama si toglie lo strappon con un movimento fluido, lasciando la figa gocciolante libera di respirare. improvvisamente vuota.

«La tua schiava ha talento e grandi potenzialità,» dice, rivolgendosi a Luisa.

« Ora, prima di lasciarvi andare, vorrei definire alcune cosucce che agevoleranno la tua formazione da schiava, cara Michela. »

La Dama, prende la borsa e tira fuori un plico che mi porge immediatamente.

« Prendi e firmalo!»

«Cos’è...» chiedo, terrorizzata.

«Un contratto di lavoro. Ho letto che la tua azienda, la Star Consulting, cerca una direttrice del personale, bene ora la ricerca è terminata, io sono il meglio del meglio.»

Sgrano gli occhi.

«Ma...»

«Sai che non puoi dirmi di no, ti voglio a portata di mano e devi essere mia in tutti i sensi» dice, e ha ragione.

La mia mano afferra la penna e una forza oscura mi spinge a firmare il contratto. Sono consapevole che anche se io sarò il capo, la Dama mi dominerà ogni giorno in ufficio e fuori, senza nessuna speranza di fuga. Tuttavia, questo mi eccita, se godrò come è appena accaduto, sarà per me come vincere la lotteria. Un bellissimo inferno, dominata dalla mia padrona e sarò ben felice di esaudire ogni suo comando. Comunque, se la mia nuova padrona sarà brava nel suo nuovo lavoro, così come è nel manipolarmi e nel dominarmi, forse non sarà così terribile lavorare con lei e mi potrebbe risolvere tanti problemi.

«Perfetto,» dice la Dama, anzi la mia padrona, prendendo il contratto firmato.

«Inizierò tra un paio di giorni sia il lavoro che il tuo addestramento, preparati adeguatamente, mia cara Michela!»

--- FINE ---

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Questa era l'ultima parte del racconto che ho rielaborato. Spero, come al solito, di avervi fatto eccitare e di aver arricchito la vostra perversione con nuove immagini.
Come vi ho scritto nel racconto precedente, questa è una storia già raccontata. L'autrice è "Damabiancaesib" e se volete maggiori dettagli su di lei potete visitare la sua pagina https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib, scritta da un altro autore dalle sue parole un po' di tempo fa e rielaborata da me secondo il mio stile, ma spero che la mia versione vi abbia eccitato di più e che possa essere di ispirazione per le vostre avventure.
Però vi devo confessare una cosa.

Avete letto la parola "Fine", tuttavia, ci saranno ancora altre storie che vi racconterò. Domenica prossima scoprirete come è stato il primo giorno di lavoro della nuova direttrice del personale. Se siete curiosi. lasciatemi un commento.
Se, invece, avete dei pensierini poco decenti e stimolanti per me e il mio corpicino, sarò lieto di creare insieme a voi delle nuove avventure, le nostre, vere e piene di Eros e lussuria. Ovviamente il mio invito è per le creature femminili( in particolar modo le donne, ma non solo) e le coppie. Scrivetemi qui o su altri social, specialmente quello sul telefonino, tanto il mio nickname è sempre lo stesso per tutti i canali.

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